mercoledì 18 febbraio 2009

Torta margherita al limone

Quando ero molto piccola, c'erano due cose che avrei voluto assolutamente fare nella vita: la prima era partecipare a giochi senza frontiere, che era uno dei miei programmi preferiti, non so se lo ricordate, ma credo proprio che sia indimenticabile: andava in onda d'estate, erano una sorta di olimpiadi in cui l'Italia viceva anche abbastanza spesso, nella quale si affrontavano prove divertentissime, ma per le quali bisognava avere disgraziatamente almeno 18 anni...E quando io finalmente li ho raggiunti era troppo tardi, i giochi gia' non si organizzavano piu' da anni. La seconda cosa era la giuria demoscopica del festival di sanremo, io che mi svegliavo la mattina e mettevo ReteA o Tmc2 (poi diventate all music e mtv), che avevo sempre il walkman ovunque andassi,che mi facevo regalare cassette prima e cd poi a ogni ricorrenza, che riconoscevo le canzoni alle primissime note alla radio...Ero assolutamente la candidata ideale per giudicare le canzoni in gara! Invece ancora non si sono accorti della mia imponente autorita' in campo musicale... Ma forse quest'anno è stato meglio cosi': dopo la favolosa emozione del Nessun Dorma di Mina, io non sarei stata in grado di giudicare i gemelli diversi o marco carta...:\ se non nel peggiore dei modi!

  • Torta margherita al limone vestita di glassa e lingue di gatto
  • per la torta:
  • 5 tuorli
  • 7 albumi
  • 5 cucchiai rasi di zucchero 
  • un limone non trattato
  • 350g farina 

  • per le lingue di gatto
  • 100g burro morbido
  • 100g zucchero a velo
  • 100g farina
  • 100g albumi

  • per la glassa
  • 100g zucchero a velo
  • 10g circa acqua

Iniziamo con la torta: mettete i tuorli nella planetaria o in una terrina e rompeteli per pochi secondi con le fruste, aggiungete lo zucchero e montateli a lungo, finchè non diventano chiari e spumosi (circa 15-20 minuti!). A questo punto aggiungete a piu' riprese la farina,alla quale avrete aggiunto la buccia del limone tritata finemente, facendo attenzione non far smontare troppo il composto (un po' di volume lo perdera' per forza, non preoccupatevi!). Montate ora gli albumi, aggiungendo progressivamente il succo di limone, finchè sono lucidi, ed aggingeteli un paio di cucchiai alla volta, e con movimenti dal basso verso l'alto, al composto di uova e farina. Preparate uno stampo a cerniera, imburrando e infarinando il bordo e coprendo il fondo con carta da forno, e versate l'impasto: far cuocere in forno ventilato gia' caldo a 180° per circa 40 minuti, fate la prova stecchino ma non aprite per nessun motivo il forno prima di 30 minuti! 
Nel frattempo preparate le lingue di gatto: con un cucchiaio di legno riducete il burro a crema, aggiungete prima lo zucchero a velo e amalgamate bene, poi un paio di cucchiai di farina e un po' di albume e andate avanti fino ad esaurimento degli ingredienti. Potete aromatizzarle come preferite: limone, vaniglia, arancia, cacao (in questo caso sostituite 20 g di farina con cacao amaro). Mettete tutto nella sac à poche, preferibilmente con bocchetta liscia e piatta, e fate dei bastoncini schiacciati e ben distanziati su una placca rivestita di carta da forno. Mentre aspettate che si liberi il forno dalla torta, lasciatele in frigo. Poi cuocetele per circa 10 minuti in forno a 200°. 
Quando tutto è ben raffreddato, preparate la glassa aggiungendo gradualmente acqua allo zucchero a velo,versatela sulla torta dal centro facendola cadere ai lati, aiutatevi con una spatola per farla ben aderire ai bordi. Usate la glassa come colla per attaccare le  lingue di gatto e decorate come piu' vi piace, io ho usato qualche pistacchio di Bronte.

PS:Ringrazio per i premi e i meme che mi avete generosamente assegnato, vi ringrazio davvero e prometto che appena ho un attimo di tempo li riassegno a mia volta e darò lo spazio che meritano. 

lunedì 9 febbraio 2009

Il momento del silenzio

Spero solo che Eluana, da dov'è ora, non possa sentire quello che è costretto a sentire suo padre. Chiunque, nel senso piu' largo e misero della parola, si è permesso di giudicare non solo le sue azioni, ma anche i suoi sentimenti, la sua vita, il suo rapporto con la figlia. Sei un grande uomo, Beppino Englaro. Non serve essere genitori per capire cosa si debba provare in una situazione simile, quando la disperazione ti spinge ad aggrapparti ad un battito di ciglia, ad un movimento delle labbra, ad uno sbadiglio o a una lacrima che ti fa dire si, ora si sveglia, tornera' com'era prima: ma la tua testa sa che tua figlia, quella delle foto che hai dato ai giornali, che sciava, rideva, andava al mare, non c'è piu'. Ed è ancora peggio che andare a piangere su una tomba: la vedi, sai che è li' davanti a te, che non vorrebbe esserci, ma c'è. 

La domanda che ha sempre posto a tutti: è vita questa? Lo hanno accusato di volersi "disfare" di un peso, di voler "eliminare" la figlia disabile. Io sarei diventata una furia, sarei andata di persona da quei perbenisti benpensati ipocriti di Berlusconi, Gasparri, dai vari cardinali, dai giornalisti sciacalli che fanno campagna elettorale per il padrone su un dolore cosi' grande e non avrei davvero risposto delle mie azioni. Chi lo decide quando la MIA VITA è degna di essere vissuta? Il vaticano? Il presidente del consiglio? il Senato? no. IO. Solo io posso deciderlo. E se io non sono piu' in grado di parlare, di esprimermi, mia madre, la mia famiglia, i miei amici, sanno cosa ne penso. 

Stamattina ho visto delle prime pagine dei quotidiani nazionali ABERRANTI. Mi vergogno di vivere in un paese in cui la maggioranza della popolazione vive dietro una maschera di ipocrisia e perbenismo: L'Avvenire ha dato a Beppino Englaro del "giudice e boia", "il tempo" ha deciso che non doveva finire cosi'. L'unica prima pagina decente è stata quella dell'Unita. Tutta nera: In Pace. Silenzio,

Tacete sciacalli. 

Sei un grande uomo Beppino Englaro.

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